Murales della Cappella Riveriana
Articolo pubblicato da Emi Mendoza sulla rivista El Pollo Urbano (elpollourbano.es), n. 216 di maggio 2022.
Gentili lettori, vi propongo qui un’altra opera del nostro grande muralista Diego Rivera. In questa occasione vi parlerò dei murales che realizzò nella cappella del corpo principale dell’ex Hacienda di Chapingo, oggi sede della Universidad Autónoma Chapingo.
Nel 1924 ebbe inizio la ristrutturazione dell’ex Hacienda di Chapingo, che avrebbe dato vita alla Escuela Nacional de Agricultura e che, anni più tardi, si sarebbe trasformata nell’Universidad Autónoma Chapingo. È considerata la più importante istituzione educativa del Messico nel campo delle scienze agronomiche.
In quell’anno, Diego Rivera fu invitato a partecipare alla decorazione di diversi spazi dell’edificio del Rettorato; tra questi spicca in particolare la cappella annessa al complesso, meglio conosciuta come Cappella Riveriana, in riferimento alla Cappella Sistina di Michelangelo Buonarroti a Roma.
In quell’anno, Diego Rivera fu invitato a partecipare alla decorazione di diversi spazi dell’edificio del Rettorato; tra questi spicca in particolare la cappella annessa al complesso, meglio conosciuta come Cappella Riveriana, in riferimento alla Cappella Sistina di Michelangelo Buonarroti a Roma.
Diego Rivera iniziò a dipingere i murales nello stesso 1924 e li portò a termine nel 1927. Realizzò 24 pannelli ad affresco con l’aiuto di diversi assistenti. Senza alterare l’architettura originaria dell’edificio, risalente al XVII secolo, dipinsero rispettando cornici, riquadri, volte e lunette. I pannelli laterali sulla destra, con numerosi nudi femminili, costituiscono un omaggio alla Madre Natura, principio femminile associato alla fecondità. I pannelli sulla parete sinistra evocano invece la trasformazione sociale prodotta dalla rivoluzione messicana, simbolicamente associata al principio maschile. Trattandosi di un edificio destinato all’insegnamento agronomico, il tema da sviluppare era quello della rivoluzione agraria, e Diego Rivera intitolò la sua opera “Canto alla Terra”.
Nella parte superiore della cappella, dove un tempo si trovava il coro, è raffigurata una donna distesa che protegge con la mano il germoglio di una pianta: essa rappresenta la fertilità della terra.
Più in alto, sulla volta, un’altra donna nuda simboleggia la terra pronta al processo di fecondazione; questo concetto è rafforzato dalla presenza del sole, del vento e della pioggia, quest’ultima evocata dal fenomeno dell’arcobaleno prodotto dalla rifrazione della luce nell’acqua.
Più in alto, sulla volta, un’altra donna nuda simboleggia la terra pronta al processo di fecondazione; questo concetto è rafforzato dalla presenza del sole, del vento e della pioggia, quest’ultima evocata dal fenomeno dell’arcobaleno prodotto dalla rifrazione della luce nell’acqua.
Sulla parete destra spicca il pannello che raffigura le viscere della terra, là dove si trovano il fuoco e i minerali, ancora non dominati dall’uomo. Segue un pannello in cui donne e bambini sono racchiusi in grembi materni, in un’analogia tra lo sviluppo fetale e la germinazione del seme, che passa da uno stato di vita latente a una vita attiva.
Un altro pannello mostra una donna nell’atto di partorire un enorme fiore che, crescendo, si innalza fino alla lunetta circolare, dove incontra la luce del sole. Sempre sulla parete destra si trova inoltre il pannello dell’albero dell’abbondanza, nel quale tre donne e un bambino si nutrono dei frutti della natura. È opportuno ricordare che la fotografa Tina Modotti posò come modella per Diego Rivera in cinque dei pannelli dipinti nella cappella.
Un altro pannello mostra una donna nell’atto di partorire un enorme fiore che, crescendo, si innalza fino alla lunetta circolare, dove incontra la luce del sole. Sempre sulla parete destra si trova inoltre il pannello dell’albero dell’abbondanza, nel quale tre donne e un bambino si nutrono dei frutti della natura. È opportuno ricordare che la fotografa Tina Modotti posò come modella per Diego Rivera in cinque dei pannelli dipinti nella cappella.
Per quanto riguarda la parete sinistra, spicca il primo pannello all’ingresso, che raffigura la falce e il martello e che Rivera intitolò “Simboli del nuovo ordine”.
Proseguendo, sempre nella parte superiore, si trova l’immagine di una donna distesa, piegata e con il capo chino, il volto coperto dai capelli: qui Rivera rappresenta la terra umiliata. La sua silhouette riproduce il profilo geografico della Repubblica Messicana ed è sopraffatta dal clero, dall’esercito carico di armi e dal capitalista, accanto al quale compare un sacco colmo d’oro.
Proseguendo, sempre nella parte superiore, si trova l’immagine di una donna distesa, piegata e con il capo chino, il volto coperto dai capelli: qui Rivera rappresenta la terra umiliata. La sua silhouette riproduce il profilo geografico della Repubblica Messicana ed è sopraffatta dal clero, dall’esercito carico di armi e dal capitalista, accanto al quale compare un sacco colmo d’oro.
Nella parte inferiore della parete sinistra si susseguono i pannelli che alludono alla realtà sociale, delineando una società divisa tra coloro che sfruttano e opprimono e coloro che lavorano e vengono umiliati.
Una serie di questi pannelli illustra il percorso della presa di coscienza di classe fino alla conquista della terra e della libertà. Il ciclo si apre con il pannello dedicato alla nascita della coscienza sociale, nel quale un rivoluzionario indica con il dito indice la falce e il martello intrecciati, suggerendo la solidarietà tra lavoratori della campagna e della città come via per raggiungere la libertà.
Una serie di questi pannelli illustra il percorso della presa di coscienza di classe fino alla conquista della terra e della libertà. Il ciclo si apre con il pannello dedicato alla nascita della coscienza sociale, nel quale un rivoluzionario indica con il dito indice la falce e il martello intrecciati, suggerendo la solidarietà tra lavoratori della campagna e della città come via per raggiungere la libertà.
La sequenza prosegue con il pannello del popolo umiliato, nel quale un contadino, con una falce in mano, guarda con atteggiamento di sfida lo sfruttatore e il suo assistente. Lo sfruttatore presenta caratteristiche diverse da quelle del popolo: è bianco, straniero, latifondista. L’uomo che punta il fucile contro il contadino agitato è invece un fratello messicano traditore, al servizio del proprietario terriero.
Segue il pannello del propagandista: un uomo con la camicia rossa apre gli occhi ai compagni di classe sfruttati e divulga l’alternativa del socialismo, gettando a terra il seme che darà vita alla rivoluzione.
La sequenza si conclude con il pannello della morte dell’idealista: l’agitatore rivoluzionario giace morto davanti ai compagni di lotta e al dolore dei suoi familiari più stretti. Tuttavia, la sua morte non segna la fine della missione di “terra e libertà”: l’idealista rinasce trasformandosi nei fiori rossi di un albero e continua a sostenere i suoi compagni, che resteranno in piedi a combattere fino alla vittoria.
La sequenza si conclude con il pannello della morte dell’idealista: l’agitatore rivoluzionario giace morto davanti ai compagni di lotta e al dolore dei suoi familiari più stretti. Tuttavia, la sua morte non segna la fine della missione di “terra e libertà”: l’idealista rinasce trasformandosi nei fiori rossi di un albero e continua a sostenere i suoi compagni, che resteranno in piedi a combattere fino alla vittoria.
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Nella parte superiore della parete sinistra si trova il dipinto dei martiri agrari, in cui sono raffigurati i leader rivoluzionari Emiliano Zapata e Otilio Montaño, il cui sacrificio feconda simbolicamente i campi di mais.
Sfruttando una lunetta della cappella, il pittore colloca al centro della scena un girasole illuminato dalla luce naturale, con petali di fuoco, per glorificare i caduti in nome di un ideale. La parete si conclude con la rappresentazione della Trinità rivoluzionaria, composta da un operaio, un contadino e un soldato, che condividono con una famiglia contadina i frutti della terra grazie alla vittoria della rivoluzione. Il riquadro esprime il valore del duro lavoro, dell’abbondanza e della giusta distribuzione della ricchezza. |
Sul fondo della cappella, nella parete frontale della navata, Diego Rivera espresse in questo dipinto l’idea del raggiungimento dell’Utopia, un progetto ideale e perfetto, ma irrealizzabile. Si tratta forse del pannello più importante e suggestivo, sia per le sue dimensioni sia per la posizione frontale. In esso rappresentò i quattro elementi della natura, che esercitano la loro influenza sul nostro essere, sulla nostra coscienza e sul nostro modo di comprendere il mondo. Rivera dipinse una donna incinta che nella mano destra tiene un seme in germinazione, mentre alza la sinistra in segno di pace e armonia. Questa figura rappresenta la terra fecondata che offre i suoi frutti a coloro che l’hanno liberata e la coltivano.
La circondano un fanciullo Eolo, che con il suo soffio genera il vento; l’acqua, simboleggiata da una donna dai capelli ondulati; e il fuoco, rappresentato da un Prometeo vulcanico che lo sottrae agli dèi per metterlo a disposizione dell’umanità.
In primo piano, nella parte inferiore, appare il nuovo Adamo, che, dopo essere stato cacciato dall’Eden per aver mangiato il frutto della conoscenza, si accinge a costruire il proprio paradiso grazie all’intelligenza: sfrutta l’energia cinetica delle masse d’aria, la forza delle acque e il calore del fuoco per produrre energia elettrica. La donna che posò come modella per questo murale fu Guadalupe Marín, prima moglie di Diego Rivera.
La circondano un fanciullo Eolo, che con il suo soffio genera il vento; l’acqua, simboleggiata da una donna dai capelli ondulati; e il fuoco, rappresentato da un Prometeo vulcanico che lo sottrae agli dèi per metterlo a disposizione dell’umanità.
In primo piano, nella parte inferiore, appare il nuovo Adamo, che, dopo essere stato cacciato dall’Eden per aver mangiato il frutto della conoscenza, si accinge a costruire il proprio paradiso grazie all’intelligenza: sfrutta l’energia cinetica delle masse d’aria, la forza delle acque e il calore del fuoco per produrre energia elettrica. La donna che posò come modella per questo murale fu Guadalupe Marín, prima moglie di Diego Rivera.