Centro storico di Mérida
Articolo pubblicato da Emi Mendoza sulla Revista del Pollo Urbano n. 186 (febbraio 2019)
Gentili lettori, eccoci di nuovo per raccontarvi qualcosa sulla storia, l’arte e le tradizioni del nostro amato Messico. Approfittando della mia visita nello stato dello Yucatán, ho potuto conoscere la sua capitale, Mérida: un’incantevole città coloniale, ricca di cultura e di storia e abitata da persone cordiali e disponibili. In questa occasione desidero parlarvi del centro storico di questa città situata nel sud-est del Messico.
Mérida e la sua piazza principale
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La città di Mérida fu fondata dai conquistatori Francisco de Montejo “el Mozo” e suo padre nel 1542, sulle rovine dell’antica città maya di T’Hó. Le costruzioni megalitiche rinvenute in quel luogo ricordarono ai conquistatori la Mérida iberica, motivo per cui le attribuirono lo stesso nome.
Gli edifici piramidali maya ancora esistenti furono progressivamente demoliti e, al loro posto, sorsero le costruzioni coloniali. La piazza principale della nuova città venne tracciata nel cuore dell’antica città maya: oggi si chiama Plaza de la Independencia, ma è comunemente conosciuta dagli yucatechi come “Plaza Grande”. |
Plaza de la Independencia, o Plaza Grande, è il luogo ideale per godersi una passeggiata all’ombra degli alberi, magari gustando un gelato o semplicemente camminando per ammirare la splendida architettura degli edifici storici che la circondano.
La piazza, infatti, è delimitata dai monumenti più rappresentativi della città di Mérida, tra cui la Cattedrale di San Ildefonso, l’Ateneo Peninsular, la Casa de Montejo, il Palazzo del Governo, il Municipio e i portici della Casa dell’Alguacil, solo per citarne alcuni.
La piazza, infatti, è delimitata dai monumenti più rappresentativi della città di Mérida, tra cui la Cattedrale di San Ildefonso, l’Ateneo Peninsular, la Casa de Montejo, il Palazzo del Governo, il Municipio e i portici della Casa dell’Alguacil, solo per citarne alcuni.
Museo di Arte Contemporanea Ateneo de Yucatán (già Palazzo Vescovile)
Sul lato orientale della piazza principale della città di Mérida si può ammirare l’antico edificio che oggi ospita il Museo di Arte Contemporanea Ateneo de Yucatán (MACAY).
Costruito tra il XVI e il XVII secolo, l’edificio non nacque come spazio espositivo, bensì come residenza ufficiale dei vescovi dello Yucatán. Nello stesso periodo, accanto a questa Casa Vescovile, si iniziò la costruzione della Cattedrale, con la quale l’edificio entrò a far parte di un complesso di strutture appartenenti al clero diocesano, che comprendeva anche cappelle, il Seminario di San Ildefonso e altre dipendenze annesse.
Costruito tra il XVI e il XVII secolo, l’edificio non nacque come spazio espositivo, bensì come residenza ufficiale dei vescovi dello Yucatán. Nello stesso periodo, accanto a questa Casa Vescovile, si iniziò la costruzione della Cattedrale, con la quale l’edificio entrò a far parte di un complesso di strutture appartenenti al clero diocesano, che comprendeva anche cappelle, il Seminario di San Ildefonso e altre dipendenze annesse.
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L’edificio fu residenza ufficiale dei vescovi per quasi tre secoli, finché nel 1916 cambiò nome e destinazione d’uso, diventando Ateneo Peninsular. In questa nuova veste accolse la Scuola di Belle Arti e divenne uno spazio di incontro e di dibattito sulle attività artistiche e culturali.
Attualmente il museo ospita esposizioni dedicate al talento pittorico e scultoreo nazionale messicano, tra cui una significativa selezione di opere di Fernando García Ponce, riconosciuto artista yucateco. |
Cattedrale di San Ildefonso
Nello stesso settore orientale della Plaza Grande, adiacente all’edificio dell’Ateneo Peninsular, si trova la Cattedrale dello Yucatán dedicata a San Ildefonso. È la seconda cattedrale più antica del continente americano, preceduta soltanto da quella di Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana.
La sua costruzione ebbe inizio nel 1561, utilizzando le pietre provenienti dalle piramidi dell’antica città di T’Hó, e richiese 37 anni per essere completata.
La sua costruzione ebbe inizio nel 1561, utilizzando le pietre provenienti dalle piramidi dell’antica città di T’Hó, e richiese 37 anni per essere completata.
Il portale centrale è chiamato “Puerta del Perdón” e viene aperto solo in occasioni speciali. È affiancato dalle sculture di San Pietro e San Paolo, ciascuna incorniciata da due colonne.
Al centro, sopra il portale, si trova uno stemma. Con sorpresa ho scoperto che si tratta dello stemma nazionale postcoloniale, raffigurante un’aquila ad ali spiegate posata su una pianta di nopal. La mia grande curiosità mi ha spinto ad approfondire: l’antico stemma reale spagnolo di Filippo II, scolpito nella pietra, fu sostituito nel 1822 con lo stemma dell’aquila che rappresentava il governo del Primo Impero Messicano guidato da Agustín de Iturbide.
Quasi cento anni più tardi, durante il periodo rivoluzionario dei primi del Novecento, il tempio subì profondi cambiamenti interni: altari e immagini sacre furono distrutti o rimossi. Oggi la cattedrale non conserva opere di particolare antichità.
All’interno spicca, sull’altare maggiore, il Cristo de la Unidad, lungo quasi otto metri, scolpito in legno a metà del secolo scorso e collocato su una croce di mogano alta dodici metri.
Verso la fine della Rivoluzione messicana, nel 1916, furono demolite le cappelle adiacenti per separare la Cattedrale dalla sede del Palazzo Vescovile, che sarebbe diventato l’Ateneo Peninsular. Si aprì così uno spazio che oggi costituisce il passaggio pedonale denominato “Pasaje de la Revolución”.
Al centro, sopra il portale, si trova uno stemma. Con sorpresa ho scoperto che si tratta dello stemma nazionale postcoloniale, raffigurante un’aquila ad ali spiegate posata su una pianta di nopal. La mia grande curiosità mi ha spinto ad approfondire: l’antico stemma reale spagnolo di Filippo II, scolpito nella pietra, fu sostituito nel 1822 con lo stemma dell’aquila che rappresentava il governo del Primo Impero Messicano guidato da Agustín de Iturbide.
Quasi cento anni più tardi, durante il periodo rivoluzionario dei primi del Novecento, il tempio subì profondi cambiamenti interni: altari e immagini sacre furono distrutti o rimossi. Oggi la cattedrale non conserva opere di particolare antichità.
All’interno spicca, sull’altare maggiore, il Cristo de la Unidad, lungo quasi otto metri, scolpito in legno a metà del secolo scorso e collocato su una croce di mogano alta dodici metri.
Verso la fine della Rivoluzione messicana, nel 1916, furono demolite le cappelle adiacenti per separare la Cattedrale dalla sede del Palazzo Vescovile, che sarebbe diventato l’Ateneo Peninsular. Si aprì così uno spazio che oggi costituisce il passaggio pedonale denominato “Pasaje de la Revolución”.
Pasaje de la Revolución e l’incompiuto progetto muralista al suo interno
La trasformazione del Palazzo Arcivescovile in Ateneo comportò la creazione di un vicolo tra quest’ultimo e la Cattedrale, in seguito alla demolizione delle strutture accessorie che collegavano i due edifici.
In questo spazio nacque un passaggio molto particolare, denominato Pasaje de la Revolución, in riferimento alla conclusione del processo rivoluzionario a favore del popolo, iniziato pochi anni prima.
L’idea originaria era quella di creare, nella nuova stradina, un’area commerciale con due archi di trionfo, uno a ciascuna estremità.
In questo spazio nacque un passaggio molto particolare, denominato Pasaje de la Revolución, in riferimento alla conclusione del processo rivoluzionario a favore del popolo, iniziato pochi anni prima.
L’idea originaria era quella di creare, nella nuova stradina, un’area commerciale con due archi di trionfo, uno a ciascuna estremità.
Nel 1916 si iniziò a installare una copertura in vetro che ricopriva l’intero vicolo, ispirandosi ai celebri modelli delle gallerie commerciali costruite in Europa nel XIX secolo (come la Burlington Arcade di Londra, le Galeries Royales Saint-Hubert di Bruxelles, la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, ecc.).
Oltre all’apertura di negozi all’interno della galleria, si propose di realizzare una serie di murales nella parte alta del muro della Cattedrale, con l’intento non solo di abbellire il luogo, ma anche di diffondere immagini di episodi storici del Paese. Il progetto si inseriva nel nascente movimento artistico del “muralismo” messicano di quegli anni.
Si disse che i murales sarebbero stati dipinti in seguito, ma il progetto non ebbe mai inizio. Dopo un incendio e successivi interventi strutturali sull’edificio adiacente, il passaggio fu praticamente dimenticato.
A metà del secolo scorso la copertura in vetro era stata smantellata e gli archi di trionfo demoliti. Per molti anni il vicolo divenne una semplice fermata degli autobus.
Solo nel 2001 furono ricostruiti gli archi di trionfo del Pasaje de la Revolución e, alcuni anni più tardi, venne ripristinata la copertura in vetro, dando vita alla galleria commerciale e scultorea così come la conosciamo oggi.
Oltre all’apertura di negozi all’interno della galleria, si propose di realizzare una serie di murales nella parte alta del muro della Cattedrale, con l’intento non solo di abbellire il luogo, ma anche di diffondere immagini di episodi storici del Paese. Il progetto si inseriva nel nascente movimento artistico del “muralismo” messicano di quegli anni.
Si disse che i murales sarebbero stati dipinti in seguito, ma il progetto non ebbe mai inizio. Dopo un incendio e successivi interventi strutturali sull’edificio adiacente, il passaggio fu praticamente dimenticato.
A metà del secolo scorso la copertura in vetro era stata smantellata e gli archi di trionfo demoliti. Per molti anni il vicolo divenne una semplice fermata degli autobus.
Solo nel 2001 furono ricostruiti gli archi di trionfo del Pasaje de la Revolución e, alcuni anni più tardi, venne ripristinata la copertura in vetro, dando vita alla galleria commerciale e scultorea così come la conosciamo oggi.
Casa de Montejo
Sul lato sud della piazza principale di Mérida spicca un magnifico edificio del XVI secolo: la Casa de Montejo, icona architettonica della città. Fu costruita per ordine di Don Francisco de Montejo, conquistatore e fondatore di Mérida.
In origine veniva utilizzata per alloggiare i soldati, ma poco dopo divenne la residenza della famiglia Montejo. Alla morte del conquistatore fu istituito il Mayorazgo dei Montejo, un istituto giuridico che prevedeva la trasmissione in eredità di tutti i beni familiari al figlio primogenito; questo diritto rimase in vigore fino al 1832, quando la casa passò a un’altra illustre famiglia yucateca.
All’inizio del XX secolo l’edificio subì un primo intervento di restauro, durante il quale venne conservata la facciata originale, mentre il resto della struttura fu oggetto di importanti modifiche. Negli anni Ottanta del secolo scorso il gruppo finanziario BANAMEX acquistò la casa e la restaurò nuovamente, trasformandola successivamente in Casa Museo e centro culturale.
L’attuale Museo Casa Montejo dispone di quattro sale permanenti (lo studio-biblioteca, il salotto, la camera da letto e la sala da pranzo) arredate nello stile dei primi del Novecento. Sono inoltre presenti altre sale dedicate a mostre temporanee, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo culturale del Paese.
In origine veniva utilizzata per alloggiare i soldati, ma poco dopo divenne la residenza della famiglia Montejo. Alla morte del conquistatore fu istituito il Mayorazgo dei Montejo, un istituto giuridico che prevedeva la trasmissione in eredità di tutti i beni familiari al figlio primogenito; questo diritto rimase in vigore fino al 1832, quando la casa passò a un’altra illustre famiglia yucateca.
All’inizio del XX secolo l’edificio subì un primo intervento di restauro, durante il quale venne conservata la facciata originale, mentre il resto della struttura fu oggetto di importanti modifiche. Negli anni Ottanta del secolo scorso il gruppo finanziario BANAMEX acquistò la casa e la restaurò nuovamente, trasformandola successivamente in Casa Museo e centro culturale.
L’attuale Museo Casa Montejo dispone di quattro sale permanenti (lo studio-biblioteca, il salotto, la camera da letto e la sala da pranzo) arredate nello stile dei primi del Novecento. Sono inoltre presenti altre sale dedicate a mostre temporanee, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo culturale del Paese.
Della Casa de Montejo colpisce in modo particolare la facciata, autentico capolavoro in stile plateresco. I dettagli decorativi comprendono i busti di Francisco de Montejo, di sua moglie e di sua figlia, oltre allo stemma della famiglia Montejo inserito in un complesso blasone araldico.
Ai lati si trovano due sculture di guerrieri, con la mano pronta a sguainare la spada, che calpestano teste atterrite. La facciata è incorniciata da due colonne in stile corinzio, una per lato. Tra queste colonne si legge, seppur a fatica, un’iscrizione scolpita nella pietra: «Questa opera fu fatta realizzare da don Francisco de Montejo, anno 1549».
Tra le altre figure intagliate compaiono numerosi personaggi mitologici dell’antichità classica greco-romana, oltre a chimere e creature fantastiche, metà vegetali o metà animali con sembianze umane.
Ai lati si trovano due sculture di guerrieri, con la mano pronta a sguainare la spada, che calpestano teste atterrite. La facciata è incorniciata da due colonne in stile corinzio, una per lato. Tra queste colonne si legge, seppur a fatica, un’iscrizione scolpita nella pietra: «Questa opera fu fatta realizzare da don Francisco de Montejo, anno 1549».
Tra le altre figure intagliate compaiono numerosi personaggi mitologici dell’antichità classica greco-romana, oltre a chimere e creature fantastiche, metà vegetali o metà animali con sembianze umane.
Palazzo del Governo dello Stato
Sul lato nord della Plaza Grande, molto vicino alla Cattedrale, si trova il Palazzo del Governo, sede degli uffici del Governo dello Stato dello Yucatán. L’edificio è un gioiello architettonico della fine del XIX secolo e sorge sul luogo dove un tempo si trovavano le antiche “Case Reali”, costruite in epoca coloniale.
La facciata del piano terra è composta da una serie di portici che formano un passaggio pedonale. Al piano superiore, invece, le finestre degli uffici si aprono su diversi balconi; tra questi spicca quello centrale, impreziosito da una campana e dallo stemma nazionale. Nella parte più alta dell’edificio si innalza l’asta su cui sventola la bandiera del Messico.
Negli anni Settanta l’artista Fernando Castro Pacheco realizzò un ciclo di murales nel cortile interno, distribuiti lungo i corridoi dei due piani dell’edificio, nei quali racconta per immagini la storia della regione.
Negli anni Settanta l’artista Fernando Castro Pacheco realizzò un ciclo di murales nel cortile interno, distribuiti lungo i corridoi dei due piani dell’edificio, nei quali racconta per immagini la storia della regione.
Palazzo Municipale. Ayuntamiento di Mérida
Sul lato occidentale della Plaza Grande si trova l’edificio del Municipio di Mérida, sede dell’amministrazione pubblica e del governo municipale. Fu costruito nel XVIII secolo, ma nel corso degli anni ha subito diversi interventi di modifica.
La ristrutturazione più significativa della facciata risale al 1928 e comportò la costruzione di una nuova torre dell’orologio, che oggi spicca nella parte più alta dell’edificio.
Il palazzo è aperto al pubblico: è possibile entrare e salire al piano superiore per visitare la sala del Cabildo, dove vengono prese le decisioni sui progetti municipali. Si può inoltre accedere liberamente al balcone affacciato sulla Plaza Grande. Da lì, attraverso le arcate, si ammira la Cattedrale di San Ildefonso situata sul lato opposto della piazza.
Il balcone del Municipio è collegato direttamente a quello dell’edificio adiacente, il Centro Cultural Olimpo, uno spazio dedicato ad attività artistiche e culturali.
La ristrutturazione più significativa della facciata risale al 1928 e comportò la costruzione di una nuova torre dell’orologio, che oggi spicca nella parte più alta dell’edificio.
Il palazzo è aperto al pubblico: è possibile entrare e salire al piano superiore per visitare la sala del Cabildo, dove vengono prese le decisioni sui progetti municipali. Si può inoltre accedere liberamente al balcone affacciato sulla Plaza Grande. Da lì, attraverso le arcate, si ammira la Cattedrale di San Ildefonso situata sul lato opposto della piazza.
Il balcone del Municipio è collegato direttamente a quello dell’edificio adiacente, il Centro Cultural Olimpo, uno spazio dedicato ad attività artistiche e culturali.
Casa del Alguacil e Pasaje Picheta
Sul lato nord della piazza principale, dallo stesso lato del Palazzo del Governo, si trova la Casa dell’Alguacil, edificio risalente al XVII secolo e tra le prime abitazioni a due piani costruite in città. Deve il suo nome al fatto che fu residenza dell’Alguacil Mayor dell’epoca.
Accanto alla Casa dell’Alguacil si trova un centro commerciale con negozi, caffè, ristoranti e piccole attività, sia all’interno sia lungo il perimetro esterno. In origine l’edificio ospitava gli uffici del Municipio di Mérida e la prigione municipale. Dopo diversi restauri fu trasformato prima in teatro e poi in cinema, fino a diventare, nel 1993, quello che oggi è conosciuto come “Pasaje Picheta”, in onore del caricaturista Gabriel Vicente Gahona Pasos, meglio noto come “Picheta”, promotore delle arti nello Yucatán.
Accanto alla Casa dell’Alguacil si trova un centro commerciale con negozi, caffè, ristoranti e piccole attività, sia all’interno sia lungo il perimetro esterno. In origine l’edificio ospitava gli uffici del Municipio di Mérida e la prigione municipale. Dopo diversi restauri fu trasformato prima in teatro e poi in cinema, fino a diventare, nel 1993, quello che oggi è conosciuto come “Pasaje Picheta”, in onore del caricaturista Gabriel Vicente Gahona Pasos, meglio noto come “Picheta”, promotore delle arti nello Yucatán.