Lo Stadio Monumentale Azteca
Agosto 2016
Cari lettori, non riesco a sottrarmi alla tentazione di raccontarvi alcune aneddoti ed esperienze vissute nel nostro amato Messico. Questa volta desidero condividere con voi l’emozione che ho provato visitando il Stadio Azteca, il “tempio dello sport” più importante del nostro Paese.
Sono un grande appassionato di calcio e per questo desideravo da tempo conoscere più a fondo il leggendario Stadio Azteca, dove in diverse occasioni della mia vita ho vissuto, dagli spalti, le emozioni di un comune spettatore. Armato di macchina fotografica e taccuino, mi sono avventurato nelle “viscere” di questo grandioso tempio del calcio, approfittando di una visita guidata offerta dalla società che ne cura la gestione.
Sono un grande appassionato di calcio e per questo desideravo da tempo conoscere più a fondo il leggendario Stadio Azteca, dove in diverse occasioni della mia vita ho vissuto, dagli spalti, le emozioni di un comune spettatore. Armato di macchina fotografica e taccuino, mi sono avventurato nelle “viscere” di questo grandioso tempio del calcio, approfittando di una visita guidata offerta dalla società che ne cura la gestione.
Visita guidata dello Stadio AztecaLa visita è iniziata dalla zona delle targhe commemorative. Si tratta di una parete situata all’ingresso principale, dove sono raccolte le placche che ricordano gli eventi più importanti avvenuti in questo grande scenario sportivo.
Vi si trovano, ad esempio, la targa dedicata all’autore del primo gol segnato nello stadio, il riconoscimento conferito allo Stadio Azteca per aver ospitato due finali dei Campionati del Mondo (1970 e 1986), e l’omaggio al celebre “partita del secolo” tra le nazionali di Italia e Germania, disputata durante il Mondiale del 1970.
Vi si trovano, ad esempio, la targa dedicata all’autore del primo gol segnato nello stadio, il riconoscimento conferito allo Stadio Azteca per aver ospitato due finali dei Campionati del Mondo (1970 e 1986), e l’omaggio al celebre “partita del secolo” tra le nazionali di Italia e Germania, disputata durante il Mondiale del 1970.
Porta 8 e tunnel della maratonaEntrando dalla porta 8, abbiamo avuto accesso al cosiddetto tunnel della maratona, che collega l’area di parcheggio degli autobus delle squadre al campo da gioco, passando davanti all’ingresso degli spogliatoi. Questo corridoio è decorato con fotografie, bandiere e statistiche di club e nazionali che hanno calcato il prato dello Stadio Azteca sin dalla sua inaugurazione, avvenuta nel 1966.
Successivamente siamo stati invitati a visitare la celebre sala stampa, con il tradizionale pannello degli sponsor. Per qualche minuto abbiamo occupato le sedie dove, al termine delle partite, si siedono abitualmente giocatori e allenatori per rispondere alle domande dei giornalisti sportivi. Tra battute e fotografie con gli altri partecipanti al tour, ci siamo divertiti a inscenare una simpatica intervista improvvisata.
Successivamente siamo stati invitati a visitare la celebre sala stampa, con il tradizionale pannello degli sponsor. Per qualche minuto abbiamo occupato le sedie dove, al termine delle partite, si siedono abitualmente giocatori e allenatori per rispondere alle domande dei giornalisti sportivi. Tra battute e fotografie con gli altri partecipanti al tour, ci siamo divertiti a inscenare una simpatica intervista improvvisata.
Successivamente abbiamo visitato gli spogliatoi dei giocatori. L’armadietto assegnato a ciascun atleta è personalizzato con una grande fotografia che lo ritrae. In seguito abbiamo percorso i corridoi che conducono al campo e, finalmente, abbiamo potuto “sbucare” sul terreno di gioco utilizzando la tradizionale scalinata a chiocciola che accompagna i giocatori fino all’ingresso in campo.
Alzando le braccia come per ricevere l’ovazione del pubblico e con la raccomandazione di non rovinare il manto erboso, abbiamo iniziato a camminare attorno al campo. Ci siamo lasciati travolgere dall’emozione di sentirci, per un momento, protagonisti. Il percorso includeva anche la possibilità di visitare le panchine delle squadre, dove durante le partite siedono i giocatori di riserva. Per qualche minuto mi sono accomodato sulla poltrona dell’allenatore e ho lasciato correre la fantasia: come fanno i grandi strateghi, ho cercato di capire quali problemi ponesse la partita e come risolverli… mangiandomi le unghie.
Per farci apprezzare meglio l’acustica architettonica dello Stadio Azteca, la giovane guida ci ha invitati a salire sulle tribune e ha chiesto a tutti i partecipanti del tour di gridare “gol” a pieni polmoni e all’unisono. L’eco è impressionante.
A conclusione della visita, la guida ci ha presentato il giocatore numero 12, che siede permanentemente su un seggiolino delle tribune: si tratta di una statua in bronzo, eretta in omaggio al tifoso che ha assistito al maggior numero di partite all’Azteca e che simboleggia la passione autentica dell’appassionato di calcio.
Alzando le braccia come per ricevere l’ovazione del pubblico e con la raccomandazione di non rovinare il manto erboso, abbiamo iniziato a camminare attorno al campo. Ci siamo lasciati travolgere dall’emozione di sentirci, per un momento, protagonisti. Il percorso includeva anche la possibilità di visitare le panchine delle squadre, dove durante le partite siedono i giocatori di riserva. Per qualche minuto mi sono accomodato sulla poltrona dell’allenatore e ho lasciato correre la fantasia: come fanno i grandi strateghi, ho cercato di capire quali problemi ponesse la partita e come risolverli… mangiandomi le unghie.
Per farci apprezzare meglio l’acustica architettonica dello Stadio Azteca, la giovane guida ci ha invitati a salire sulle tribune e ha chiesto a tutti i partecipanti del tour di gridare “gol” a pieni polmoni e all’unisono. L’eco è impressionante.
A conclusione della visita, la guida ci ha presentato il giocatore numero 12, che siede permanentemente su un seggiolino delle tribune: si tratta di una statua in bronzo, eretta in omaggio al tifoso che ha assistito al maggior numero di partite all’Azteca e che simboleggia la passione autentica dell’appassionato di calcio.
Il Colosso di Santa ÚrsulaLo stadio è stato costruito nel quartiere di Santa Úrsula Coapa, a sud di Città del Messico. Per questo motivo i cronisti sportivi si riferiscono spesso a questo monumento dello sport come “il Colosso di Santa Úrsula”.
Il terreno di gioco è stato progettato con criteri funzionali ben precisi, a partire dall’orientamento rispetto ai punti cardinali: la disposizione da est a ovest segue il percorso del sole, evitando così svantaggi visivi per le squadre in campo. Lo stadio è inoltre dotato di un sistema di drenaggio estremamente efficiente, che consente di riprendere il gioco pochi minuti dopo un forte temporale, evitando ristagni d’acqua.
Oltre a essere la sede ufficiale della nazionale messicana di calcio, attualmente lo Stadio Azteca ospita come squadra di casa il Club América, formazione di prima divisione. In passato, tuttavia, per diversi anni fu anche la casa di club di grande prestigio, tra cui il Cruz Azul (1971–1996), che proprio in questo stadio visse i momenti più gloriosi della sua storia. L’Azteca fu inoltre campo di casa per Necaxa, Atlante e Atlético Español.
Lo Stadio Azteca ha ospitato memorabili incontri nazionali, tra cui il celebre Clásico del fútbol mexicano, popolarmente conosciuto come “el Clásico de Clásicos”, disputato tra le due squadre più popolari e vincenti della storia del calcio messicano: il Club América e il Club Guadalajara.
L’Azteca è stato inoltre teatro di importanti competizioni continentali per club, tra cui la Copa de Campeones de la CONCACAF, la Copa Libertadores, la Copa Interamericana e la Copa Sudamericana, confermandosi come uno degli stadi più iconici e importanti del panorama calcistico mondiale.
Il terreno di gioco è stato progettato con criteri funzionali ben precisi, a partire dall’orientamento rispetto ai punti cardinali: la disposizione da est a ovest segue il percorso del sole, evitando così svantaggi visivi per le squadre in campo. Lo stadio è inoltre dotato di un sistema di drenaggio estremamente efficiente, che consente di riprendere il gioco pochi minuti dopo un forte temporale, evitando ristagni d’acqua.
Oltre a essere la sede ufficiale della nazionale messicana di calcio, attualmente lo Stadio Azteca ospita come squadra di casa il Club América, formazione di prima divisione. In passato, tuttavia, per diversi anni fu anche la casa di club di grande prestigio, tra cui il Cruz Azul (1971–1996), che proprio in questo stadio visse i momenti più gloriosi della sua storia. L’Azteca fu inoltre campo di casa per Necaxa, Atlante e Atlético Español.
Lo Stadio Azteca ha ospitato memorabili incontri nazionali, tra cui il celebre Clásico del fútbol mexicano, popolarmente conosciuto come “el Clásico de Clásicos”, disputato tra le due squadre più popolari e vincenti della storia del calcio messicano: il Club América e il Club Guadalajara.
L’Azteca è stato inoltre teatro di importanti competizioni continentali per club, tra cui la Copa de Campeones de la CONCACAF, la Copa Libertadores, la Copa Interamericana e la Copa Sudamericana, confermandosi come uno degli stadi più iconici e importanti del panorama calcistico mondiale.
Cinquantesimo anniversario
Proprio nel 2016 lo Stadio Azteca ha celebrato cinquant’anni di passione, sogni e leggende. In occasione del suo cinquantesimo anniversario, la società proprietaria ha avviato un’importante ristrutturazione dell’impianto. Durante la nostra visita dello scorso agosto abbiamo infatti notato numerosi operai al lavoro senza sosta. La riconsegna dell’enorme edificio, completamente rinnovato, era prevista per il 12 ottobre.
Le tribune sono state l’area maggiormente interessata dagli interventi: la capienza è stata ridotta da oltre 100.000 posti a circa 85.000, con l’obiettivo di migliorare il comfort degli spettatori.
Questo progetto di rinnovamento, realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario dello stadio, è stato inoltre sfruttato per adeguare la struttura ai requisiti della lega di football americano degli Stati Uniti. In questo modo, l’Azteca è tornato idoneo a ospitare partite di questo sport particolarmente fisico, con squadre della NFL del Paese vicino, come già era avvenuto in passato.
Proprio nel 2016 lo Stadio Azteca ha celebrato cinquant’anni di passione, sogni e leggende. In occasione del suo cinquantesimo anniversario, la società proprietaria ha avviato un’importante ristrutturazione dell’impianto. Durante la nostra visita dello scorso agosto abbiamo infatti notato numerosi operai al lavoro senza sosta. La riconsegna dell’enorme edificio, completamente rinnovato, era prevista per il 12 ottobre.
Le tribune sono state l’area maggiormente interessata dagli interventi: la capienza è stata ridotta da oltre 100.000 posti a circa 85.000, con l’obiettivo di migliorare il comfort degli spettatori.
Questo progetto di rinnovamento, realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario dello stadio, è stato inoltre sfruttato per adeguare la struttura ai requisiti della lega di football americano degli Stati Uniti. In questo modo, l’Azteca è tornato idoneo a ospitare partite di questo sport particolarmente fisico, con squadre della NFL del Paese vicino, come già era avvenuto in passato.
Leggenda mondialeSenza alcun dubbio, lo Stadio Azteca ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio per essere stato il primo stadio al mondo ad aver ospitato due finali dei Campionati del Mondo, nel 1970 e nel 1986.
L’Azteca fu teatro della finale del Campionato mondiale di calcio 1970, la partita che consacrò il Brasile di Pelé campione del mondo per la terza volta, a spese dell’Italia. Tuttavia, il match che più di ogni altro contribuì a rendere celebre lo stadio a livello internazionale fu la leggendaria semifinale del Mondiale 1970 tra Italia e Germania Ovest, vinta dagli azzurri per 4-3 dopo i tempi supplementari: una partita entrata nella storia come “la partita del secolo”. Un incontro memorabile.
Nel 1986 lo Stadio Azteca tornò a essere protagonista come sede del Campionato mondiale di calcio 1986. Oltre alla finale tra Argentina e Germania Ovest, lo stadio fu testimone di un altro incontro passato alla leggenda del calcio: i quarti di finale tra Argentina e Inghilterra. In quella partita Diego Maradona, considerato da molti il più grande calciatore di tutti i tempi, mostrò sia la sua straordinaria abilità tecnica sia il lato più controverso del suo genio, segnando un gol di mano — che lo stesso Pibe de Oro definì “la mano di Dio”.
A compensare quella celebre furbizia, pochi minuti dopo Maradona realizzò quello che è unanimemente considerato il gol più bello nella storia dei Mondiali: partendo dalla propria metà campo, con il pallone incollato al piede sinistro, superò sei giocatori inglesi prima di depositare la palla in rete.
Lo Stadio Azteca fu anche sede dei Giochi Panamericani 1975, quando la nazionale messicana pareggiò 0-0 con il Brasile nella finale e le due squadre condivisero la medaglia d’oro. Ospitò inoltre la Copa Confederaciones 1999, conclusasi con la vittoria del Messico in finale contro il Brasile (4-3).
Come se non bastasse, il nostro Colosso di Santa Úrsula fu anche sede della finale di calcio dei Giochi Olimpici estivi 1968, in cui l’Ungheria conquistò la medaglia d’oro battendo la Bulgaria.
L’Azteca fu teatro della finale del Campionato mondiale di calcio 1970, la partita che consacrò il Brasile di Pelé campione del mondo per la terza volta, a spese dell’Italia. Tuttavia, il match che più di ogni altro contribuì a rendere celebre lo stadio a livello internazionale fu la leggendaria semifinale del Mondiale 1970 tra Italia e Germania Ovest, vinta dagli azzurri per 4-3 dopo i tempi supplementari: una partita entrata nella storia come “la partita del secolo”. Un incontro memorabile.
Nel 1986 lo Stadio Azteca tornò a essere protagonista come sede del Campionato mondiale di calcio 1986. Oltre alla finale tra Argentina e Germania Ovest, lo stadio fu testimone di un altro incontro passato alla leggenda del calcio: i quarti di finale tra Argentina e Inghilterra. In quella partita Diego Maradona, considerato da molti il più grande calciatore di tutti i tempi, mostrò sia la sua straordinaria abilità tecnica sia il lato più controverso del suo genio, segnando un gol di mano — che lo stesso Pibe de Oro definì “la mano di Dio”.
A compensare quella celebre furbizia, pochi minuti dopo Maradona realizzò quello che è unanimemente considerato il gol più bello nella storia dei Mondiali: partendo dalla propria metà campo, con il pallone incollato al piede sinistro, superò sei giocatori inglesi prima di depositare la palla in rete.
Lo Stadio Azteca fu anche sede dei Giochi Panamericani 1975, quando la nazionale messicana pareggiò 0-0 con il Brasile nella finale e le due squadre condivisero la medaglia d’oro. Ospitò inoltre la Copa Confederaciones 1999, conclusasi con la vittoria del Messico in finale contro il Brasile (4-3).
Come se non bastasse, il nostro Colosso di Santa Úrsula fu anche sede della finale di calcio dei Giochi Olimpici estivi 1968, in cui l’Ungheria conquistò la medaglia d’oro battendo la Bulgaria.
Scenario di eventi culturali e di spettacoloOltre a essere un simbolo dello sport in Messico, nel corso della sua storia lo Stadio Azteca è stato adattato anche per ospitare eventi di natura non sportiva. Tra gli appuntamenti culturali e di spettacolo più importanti figurano concerti nazionali e internazionali che hanno visto esibirsi artisti di fama mondiale come Michael Jackson, U2, Elton John, Lenny Kravitz, Gloria Estefan, Paul McCartney, The Black Eyed Peas, Marco Antonio Solís e Vicente Fernández, tra molti altri.
Tuttavia, l’evento più carico di emozione fu l’“Incontro delle generazioni” con Papa Giovanni Paolo II, nel contesto della sua quarta visita pastorale in Messico nel 1999. In quell’occasione, Giovanni Paolo II trasformò lo Stadio Azteca in un immenso santuario di fede.
Questo grande palcoscenico ha avuto anche un ruolo nella vita politica e sociale del Paese. Nel 2001, due delle band musicali più popolari del Messico, Jaguares e Maná, si unirono per realizzare un concerto intitolato Unidos por la Paz. I due gruppi, spesso considerati rivali per appartenenza ai mondi del pop e del rock, suonarono insieme per lanciare un appello alla pace in Chiapas.
Un altro evento che ha profondamente toccato il cuore dei messicani è stata la scomparsa di Roberto Gómez Bolaños, meglio conosciuto come Chespirito, uno dei più grandi comici del Paese. Nel novembre 2014, le porte dello stadio si aprirono al pubblico per rendere omaggio alla sua carriera con una cerimonia funebre. Una folla immensa gli diede l’ultimo saluto dalle tribune, mentre decine di bambini lo accompagnarono sul terreno di gioco vestiti da Chapulín Colorado, il celebre personaggio creato da Chespirito per la parodia dei supereroi.
Tuttavia, l’evento più carico di emozione fu l’“Incontro delle generazioni” con Papa Giovanni Paolo II, nel contesto della sua quarta visita pastorale in Messico nel 1999. In quell’occasione, Giovanni Paolo II trasformò lo Stadio Azteca in un immenso santuario di fede.
Questo grande palcoscenico ha avuto anche un ruolo nella vita politica e sociale del Paese. Nel 2001, due delle band musicali più popolari del Messico, Jaguares e Maná, si unirono per realizzare un concerto intitolato Unidos por la Paz. I due gruppi, spesso considerati rivali per appartenenza ai mondi del pop e del rock, suonarono insieme per lanciare un appello alla pace in Chiapas.
Un altro evento che ha profondamente toccato il cuore dei messicani è stata la scomparsa di Roberto Gómez Bolaños, meglio conosciuto come Chespirito, uno dei più grandi comici del Paese. Nel novembre 2014, le porte dello stadio si aprirono al pubblico per rendere omaggio alla sua carriera con una cerimonia funebre. Una folla immensa gli diede l’ultimo saluto dalle tribune, mentre decine di bambini lo accompagnarono sul terreno di gioco vestiti da Chapulín Colorado, il celebre personaggio creato da Chespirito per la parodia dei supereroi.
In chiusuraPrima di salutarvi, desidero raccontarvi che tra le grandi trasformazioni vissute dallo Stadio Azteca rientra anche la sua conversione in arena per incontri di boxe. Nel 1993, l’Azteca richiamò oltre 132.000 spettatori per assistere all’incontro milionario tra il messicano Julio César Chávez e lo statunitense Greg Haugen, valido per il titolo mondiale di pugilato.
Per il momento è tutto.
Grazie per la vostra attenzione e… alla prossima.
Per il momento è tutto.
Grazie per la vostra attenzione e… alla prossima.