Articolo pubblicato da Emi Mendoza sulla rivista El Pollo Urbano (elpollourbano.es), n. 178 di marzo 2018.
La Golondrina (La Rondine)
Cari lettori, in questa occasione vi propongo di ascoltare una canzone messicana considerata, un tempo, l’inno agli esiliati, ma che col passare del tempo è divenuta il brano nazionale per le celebrazioni di addii e funerali: «La Golondrina» (La rondine), comunemente nota nel Messico contemporaneo nella sua forma plurale, «Las Golondrinas».
Uccello migratore
La Golondrina (o Las Golondrinas) è una canzone tradizionale messicana, simbolo delle addii tristi. La canzone utilizza l’immagine della rondine, uccello migratore che rappresenta il simbolo di un lungo viaggio con una prolungata assenza, suscitando sentimenti di malinconia ma anche evocando la speranza di tornare un giorno. La Golondrina divenne il brano distintivo dei messicani esiliati del XIX secolo. Con il passare degli anni, questa triste canzone fu adottata in Messico per le cerimonie di addio: una tradizione che influenza il modo in cui i messicani dicono addio. Si canta a chi muore, ai compagni di scuola al laurearsi, a chi parte a un posto lontano. Anche all’inizio di un nuovo anno si ricorre alle sue note malinconiche per salutare l’anno che se ne va. Fino ad oggi, dopo più di 150 anni di vita, La Golondrina continua a far parte della quotidiana vita culturale‑emotiva del messicano.
Questa straordinaria composizione musicale fu scritta nel 1862 dal medico messicano Narciso Serradell Sevilla (1843‑1910). Si dice che la scrisse poco prima di essere esiliato in Francia, dopo essere stato catturato dall’esercito francese durante l’intervento di quel paese in Messico. Per quanto riguarda il testo, esiste una controversia sulla sua paternità. Secondo Wikipedia, il testo è attribuito a Niceto de Zamacois (1820‑1885), storico, giornalista, romanziere e poeta spagnolo emigrato in Messico nel 1840. È probabile che Zamacois, che trascorse gli ultimi anni in Messico, scrivendo il poema pensasse alla sua terra natale, a cui non poté più tornare. In tal caso, la malinconia presente sia nella melodia che nel testo si spiega: entrambi gli autori esprimono nostalgia per le proprie patrie.
La Golondrina che è emigrata in tutti i continenti
La musica di La Golondrina ha viaggiato in tutti i continenti. Le sue note impeccabili hanno deliziato migliaia di persone in tutto il mondo. Tuttavia, quegli accordi splendidi hanno spinto ad adattare il testo in altre lingue, talvolta senza conservare il sentimento di tristezza per l’assenza o la perdita, che era l’intento originario. Così, la musica di Serradell ha generato canzoni d’amore e di altro genere in diverse parti del globo. Tra le più importanti troviamo “She Wears My Ring” («Lei indossa il mio anello*), scritta in inglese dai Bryant nel 1960 e cantata, tra gli altri, da Elvis Presley.
La Golondrina e il cinema
Il brano ha anche fatto la storia del cinema. Fu inserito da Sam Peckinpah nella colonna sonora del film The Wild Bunch (regia di Jerry Fielding) nel 1969. Gli abitanti di un villaggio messicano cantano La Golondrina per salutare un gruppo di ribelli che affronterà il capo dell’esercito federale, che ha sequestrato ingiustamente uno degli abitanti. I paesani la intonano come segno di gratitudine e incoraggiamento per lo scontro che stanno per affrontare contro i federali, con l’obiettivo di salvare il rapito. Un estratto del film in cui si sente La Golondrina (The Swallow) è disponibile qui:
https://www.youtube.com/watch?v=0_A6tGZp6lY
La Golondrina è inoltre presente nella colonna sonora del film Invasión (in Spagna, Las brigadas del spazio).
La Golondrina (o Las Golondrinas) è una canzone tradizionale messicana, simbolo delle addii tristi. La canzone utilizza l’immagine della rondine, uccello migratore che rappresenta il simbolo di un lungo viaggio con una prolungata assenza, suscitando sentimenti di malinconia ma anche evocando la speranza di tornare un giorno. La Golondrina divenne il brano distintivo dei messicani esiliati del XIX secolo. Con il passare degli anni, questa triste canzone fu adottata in Messico per le cerimonie di addio: una tradizione che influenza il modo in cui i messicani dicono addio. Si canta a chi muore, ai compagni di scuola al laurearsi, a chi parte a un posto lontano. Anche all’inizio di un nuovo anno si ricorre alle sue note malinconiche per salutare l’anno che se ne va. Fino ad oggi, dopo più di 150 anni di vita, La Golondrina continua a far parte della quotidiana vita culturale‑emotiva del messicano.
Questa straordinaria composizione musicale fu scritta nel 1862 dal medico messicano Narciso Serradell Sevilla (1843‑1910). Si dice che la scrisse poco prima di essere esiliato in Francia, dopo essere stato catturato dall’esercito francese durante l’intervento di quel paese in Messico. Per quanto riguarda il testo, esiste una controversia sulla sua paternità. Secondo Wikipedia, il testo è attribuito a Niceto de Zamacois (1820‑1885), storico, giornalista, romanziere e poeta spagnolo emigrato in Messico nel 1840. È probabile che Zamacois, che trascorse gli ultimi anni in Messico, scrivendo il poema pensasse alla sua terra natale, a cui non poté più tornare. In tal caso, la malinconia presente sia nella melodia che nel testo si spiega: entrambi gli autori esprimono nostalgia per le proprie patrie.
La Golondrina che è emigrata in tutti i continenti
La musica di La Golondrina ha viaggiato in tutti i continenti. Le sue note impeccabili hanno deliziato migliaia di persone in tutto il mondo. Tuttavia, quegli accordi splendidi hanno spinto ad adattare il testo in altre lingue, talvolta senza conservare il sentimento di tristezza per l’assenza o la perdita, che era l’intento originario. Così, la musica di Serradell ha generato canzoni d’amore e di altro genere in diverse parti del globo. Tra le più importanti troviamo “She Wears My Ring” («Lei indossa il mio anello*), scritta in inglese dai Bryant nel 1960 e cantata, tra gli altri, da Elvis Presley.
La Golondrina e il cinema
Il brano ha anche fatto la storia del cinema. Fu inserito da Sam Peckinpah nella colonna sonora del film The Wild Bunch (regia di Jerry Fielding) nel 1969. Gli abitanti di un villaggio messicano cantano La Golondrina per salutare un gruppo di ribelli che affronterà il capo dell’esercito federale, che ha sequestrato ingiustamente uno degli abitanti. I paesani la intonano come segno di gratitudine e incoraggiamento per lo scontro che stanno per affrontare contro i federali, con l’obiettivo di salvare il rapito. Un estratto del film in cui si sente La Golondrina (The Swallow) è disponibile qui:
https://www.youtube.com/watch?v=0_A6tGZp6lY
La Golondrina è inoltre presente nella colonna sonora del film Invasión (in Spagna, Las brigadas del spazio).
Una pubblicazione della canzone nel XIX secolo
Grazie a una collezione digitale di spartiti (www.cudl.colorado.edu) è noto un documento stampato con la canzone La Golondrina tradotta in inglese con il titolo “An Exile to a Swallow” (Un esilio a una rondine). Si tratta di un opuscolo pubblicato nel marzo 1883.
Grazie a una collezione digitale di spartiti (www.cudl.colorado.edu) è noto un documento stampato con la canzone La Golondrina tradotta in inglese con il titolo “An Exile to a Swallow” (Un esilio a una rondine). Si tratta di un opuscolo pubblicato nel marzo 1883.
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La copertina dell’opuscolo presenta disegni colorati delle bandiere del Messico e degli Stati Uniti, indica la data e contiene la seguente dichiarazione scritta in inglese:
“In Mexico, the swallow firmly takes hold of people’s hearts as the ‘sweet home’ does for those who speak the English language. If it is second, it gives way only to the national anthem, and not even that under certain conditions or in its own sphere.” Il retro della copertina chiude con gli elogi del Ferrocarril Nacional de México, che sottolineava la sua unica tratta corta e diretta verso la Città del Messico, nonché l’unica linea che all’epoca collegava Monterrey e Saltillo. L’opuscolo, che contiene la partitura e il testo della canzone tradotti in inglese, indica solo il nome della persona che lo ha revisionato; il nome del compositore messicano non è menzionato da nessuna parte. Nella retrocopertina è esposto una mappa delle rotte dei ferrovie nazionali e delle loro connessioni tra Messico e Texas dell’epoca. |
Composizione acrostica
Altre fonti indicano come autore del testo originale di La Golondrina lo spagnolo Francisco Martínez de la Rosa, mentre Serradell ne ha adattato il poema affinché potesse essere cantato. Si tratta di un poema che nasconde una frase composta dalle lettere iniziali di ogni verso; lette verticalmente formano: «Al objeto de mi amor» («All’oggetto del mio amore»). Ovviamente, non tutte le versioni (e tantomeno le varie trasposizioni) rispettano questo ingegnoso acrostico.
L'ultimo sorso e ce ne andiamo...
Guardate, cari amici, che coincidenza: per chiudere questo articolo vi propongo proprio la musica e il testo di Las Golondrinas per salutarci. Ho preparato per voi alcune versioni di questo poema musicale che, a mio avviso, sono le più significative. Tuttavia, non tutte riprendono tutte le strofe. Il secondo testo che vi propongo sembra essere l’originale, quello che rispetta l’acrostico: «Al objeto de mi amor».
La Golondrina cantata da Miguel Aceves Mejía
La Golondrina cantata da Plácido Domingo
La Golondrina cantata da Pedro infante
La Golondrina cantata da Guadalupe Pineda
La Golondrina cantata da Nana Mouskouri
Las Golondrinas cantata dal Mariachi Vargas
Las Golondrinas un brano strumentale suonato da Mariachi Vargas
She wears my ring cantata da Elvis Presley
Promettete di non piangere durante l’addio a questo scritto, perché tornerò molto presto con un altro articolo sul nostro amato Messico.
Questo è il testo di una di tante versioni
Questo è il testo di una di tante versioni
Spagnolo |
Italiano |
A dónde irá veloz y fatigada La golondrina que de aquí se va O si en el viento se hallará extraviada Buscando abrigo y no lo encontrará. |
Dove andrà veloce e stanca la rondine che da qui parte, e se nel vento fosse smarrita, cercando riparo e non lo troverà. |
Junto a mi lecho le formaré su nido En donde pueda la estación pasar También yo estoy en la región perdido Oh cielo santo y sin poder volar. |
Accanto al mio letto le farò il nido, dove la stagione potrà trascorrere; anch’io sono perduto nella regione, oh cielo santo, senza più potere volare. |
Deje también mi patria idolatrada Esa mansión que me miró nacer Mi vida es hoy errante y angustiada Y ya no puedo a mi mansión volver. |
Ho lasciato anche la patria adorata, quella dimora che mi vide nascere; la mia vita è ora errante e angosciata, e non potrò più tornare alla mia dimora. |
Ave querida amada peregrina Mi corazón al tuyo acercaré Voy recordando tierna golondrina Recordaré mi patria y lloraré |
Uccello caro, amato pellegrino, il mio cuore al tuo avvicinerò, ricorderò la tenera rondine, ricorderò la mia patria e piangerò. |
Una versione più vicina all'originale con l'acrostico: Al objeto de mi amor (All'oggetto del mio amore)
Spagnolo |
Italiano |
¿A dónde irá veloz y fatigada la golondrina que de aquí se va? Oh, si en el viento se hallara angustiada buscando abrigo y no lo encontrara. |
Dove andrà veloce e stanca la rondine che da qui parte? Oh, se nel vento fosse angosciata, cercando riparo e non lo troverà. |
Junto a mi lecho le pondré su nido en donde pueda la estación pasar; también yo estoy en la estación (región) perdido. ¡Oh, cielo santo!, y sin poder volar. |
Accanto al mio letto le porrò il nido, dove la stagione potrà trascorrere; anch’io sono perduto nella stagione (regione). Oh, cielo santo, e senza più potere volare. |
Dejé también mi patria idolatrada, el bello suelo que me vio nacer; mi vida es hoy errante y angustiada, inutilmente lograré volver. |
Ho lasciato anche la patria adorata, il bel suolo che mi vide nascere; la mia vita è ora errante e angosciata, invano riuscirò a tornare. |
Ave amada, dulce peregrina, mi corazón al tuyo estrecharé, oiré tu canto, tierna golondrina, recordaré mi patria y lloraré. |
Uccello amato, dolce pellegrino, il mio cuore al tuo stringerò, ascolterò il tuo canto, tenera rondine, ricorderò la mia patria e piangerò. |