DIEGO RIVERA : Murali di Palazzo Nazionale
Cari amici del Pollo Urbano, vorrei condividere con voi l'arte, la cultura e le tradizioni del nostro amato Messico. Questa volta, voglio raccontarvi dei murales del Palazzo Nazionale dipinti da Diego Rivera, uno dei nostri più grandi muralisti.
Quando terminai la scuola secondaria (media), nel 1976, avevo appena compiuto quindici anni. In quell’ultimo anno di istruzione di base, che nel nostro Paese dura tre anni ed è il livello immediatamente successivo alla scuola primaria, frequentai il corso di Storia del Messico. Questa materia ci offriva un’introduzione generale alla successione di eventi e avvenimenti del passato della nostra nazione.
A quell’epoca mio padre aveva già notato il mio grande interesse per la storia del Paese e, quando gli mostrai con orgoglio il diploma di scuola secondaria, che riportava il massimo dei voti proprio in questa materia, mi consegnò un premio in riconoscimento del mio impegno. Mi invitò a fare una passeggiata nel centro storico di Città del Messico e, in particolare, visitammo il Palazzo Nazionale, il magnifico edificio che oggi ospita il Potere Esecutivo Federale della nazione.
Appena entrati nel Palazzo, mio padre mi accompagnò verso le scale, dicendomi che aveva una sorpresa per me. Iniziammo a salire al piano superiore attraverso un’ampia scala a forcella, con ringhiere in ferro e ottone finemente decorate. Il vano della scala è costituito da tre alte pareti interamente affrescate con i murales di Diego Rivera. Mentre salivamo, ci fermammo sul primo pianerottolo: mio padre mi parlò di quelle opere e, indicando i dipinti, disse semplicemente:
«Ecco una sintesi della storia messicana».
I miei occhi si riempirono di lacrime, sopraffatti da un senso di meraviglia. Non potevo crederci: davanti a me c’era la storia del nostro Paese, condensata e raccontata con straordinaria maestria su quelle imponenti pareti.
Dopo molti anni, ho avuto l’opportunità di passeggiare nuovamente nei cortili e nei corridoi del Palazzo Nazionale e ho provato la stessa intensa emozione di allora, quella che sentii la prima volta davanti ai murales di Rivera, di cui desidero parlarvi oggi.
A quell’epoca mio padre aveva già notato il mio grande interesse per la storia del Paese e, quando gli mostrai con orgoglio il diploma di scuola secondaria, che riportava il massimo dei voti proprio in questa materia, mi consegnò un premio in riconoscimento del mio impegno. Mi invitò a fare una passeggiata nel centro storico di Città del Messico e, in particolare, visitammo il Palazzo Nazionale, il magnifico edificio che oggi ospita il Potere Esecutivo Federale della nazione.
Appena entrati nel Palazzo, mio padre mi accompagnò verso le scale, dicendomi che aveva una sorpresa per me. Iniziammo a salire al piano superiore attraverso un’ampia scala a forcella, con ringhiere in ferro e ottone finemente decorate. Il vano della scala è costituito da tre alte pareti interamente affrescate con i murales di Diego Rivera. Mentre salivamo, ci fermammo sul primo pianerottolo: mio padre mi parlò di quelle opere e, indicando i dipinti, disse semplicemente:
«Ecco una sintesi della storia messicana».
I miei occhi si riempirono di lacrime, sopraffatti da un senso di meraviglia. Non potevo crederci: davanti a me c’era la storia del nostro Paese, condensata e raccontata con straordinaria maestria su quelle imponenti pareti.
Dopo molti anni, ho avuto l’opportunità di passeggiare nuovamente nei cortili e nei corridoi del Palazzo Nazionale e ho provato la stessa intensa emozione di allora, quella che sentii la prima volta davanti ai murales di Rivera, di cui desidero parlarvi oggi.
Palazzo Nazionale
Le foto 1 e 2 mostrano alcune angolazioni suggestive di questo monumento nazionale. Spero di poter condividere in futuro informazioni più approfondite sulla ricca storia custodita tra le fondamenta del Palazzo Nazionale; per ora mi limiterò a raccontare brevemente che questo magnifico edificio nacque come una costruzione di dimensioni modeste, edificata sul sito dell’antico palazzo dell’imperatore Montezuma, e divenne una delle residenze private di Hernán Cortés quasi cinquecento anni fa.
Nel corso del tempo, il Palazzo subì numerosi ampliamenti e ospitò le sedi centrali dei governi vicereali e, successivamente, di quelli repubblicani. Attraversò anche periodi difficili, tra cui un grave incendio e alcune demolizioni parziali. Basti pensare che fu persino occupato dall’esercito statunitense durante l’invasione della metà del XIX secolo.
Negli anni Trenta del Novecento, il Palazzo Nazionale fu oggetto dell’ultima grande ristrutturazione, alla quale partecipò Diego Rivera, che lasciò la sua impronta artistica su diverse pareti, sintetizzando la propria visione della storia messicana. Inizialmente concepita con finalità didattiche, l’opera divenne ben presto un capolavoro artistico autonomo. Rivera iniziò a dipingere i murales nel 1929 e impiegò diversi anni per completarli.
Cronologia degli eventi principali nei murales
Gli eventi storici raffigurati sui muri furono organizzati da Diego Rivera in base alla loro successione cronologica, raggruppando episodi di natura simile. La narrazione visiva procede da destra a sinistra, secondo lo schema seguente:
Le foto 1 e 2 mostrano alcune angolazioni suggestive di questo monumento nazionale. Spero di poter condividere in futuro informazioni più approfondite sulla ricca storia custodita tra le fondamenta del Palazzo Nazionale; per ora mi limiterò a raccontare brevemente che questo magnifico edificio nacque come una costruzione di dimensioni modeste, edificata sul sito dell’antico palazzo dell’imperatore Montezuma, e divenne una delle residenze private di Hernán Cortés quasi cinquecento anni fa.
Nel corso del tempo, il Palazzo subì numerosi ampliamenti e ospitò le sedi centrali dei governi vicereali e, successivamente, di quelli repubblicani. Attraversò anche periodi difficili, tra cui un grave incendio e alcune demolizioni parziali. Basti pensare che fu persino occupato dall’esercito statunitense durante l’invasione della metà del XIX secolo.
Negli anni Trenta del Novecento, il Palazzo Nazionale fu oggetto dell’ultima grande ristrutturazione, alla quale partecipò Diego Rivera, che lasciò la sua impronta artistica su diverse pareti, sintetizzando la propria visione della storia messicana. Inizialmente concepita con finalità didattiche, l’opera divenne ben presto un capolavoro artistico autonomo. Rivera iniziò a dipingere i murales nel 1929 e impiegò diversi anni per completarli.
Cronologia degli eventi principali nei murales
Gli eventi storici raffigurati sui muri furono organizzati da Diego Rivera in base alla loro successione cronologica, raggruppando episodi di natura simile. La narrazione visiva procede da destra a sinistra, secondo lo schema seguente:
- A nord del cubo (parete destra) si trova la rappresentazione del Messico precolombiano.
- A ovest (la parete centrale, frontale) sono illustrate le principali tappe della storia messicana, dalla colonizzazione a eventi fondamentali come la Guerra d’Indipendenza, le invasioni straniere, il Porfiriato e la Rivoluzione.
La parte superiore di questa parete è suddivisa in cinque archi, che raffigurano prevalentemente scene del Messico indipendente (eventi successivi al 1821), mentre la parte inferiore è dominata da immagini del Messico coloniale (periodo compreso tra il 1521 e il 1821). - A sud del cubo (parete sinistra) è rappresentato il Messico contemporaneo: il Paese del terzo decennio del Novecento, così come vissuto in quegli anni, insieme a una visione futuristica della nazione, concepita dall’autore con un marcato “tocco” socialista.
Scalinata
Le foto 3 e 4 mostrano l'ingresso della scala biforcuta e la posizione degli affreschi rispetto ai punti cardinali. La parete ovest è direttamente di fronte. La parete nord è a destra e la parete sud a sinistra.
Le foto 3 e 4 mostrano l'ingresso della scala biforcuta e la posizione degli affreschi rispetto ai punti cardinali. La parete ovest è direttamente di fronte. La parete nord è a destra e la parete sud a sinistra.
Le foto 5, 6 e 7 mostrano la posizione sulla parete 'ovest' del gruppo di cinque archi dove Rivera ha raggruppato alcuni eventi storici che vedremo più in dettaglio di seguito.
Muro nord (ramo destro della scalinata)Le foto 8 e 9 mostrano il muro “nord”, lungo il ramo destro della scalinata. Su questa parete è rappresentata la visione delle culture precolombiane come civiltà gloriose, tipiche dell’epoca classica preispanica. Nella parte superiore del muro compare il sole capovolto, simbolo della caduta di Tenochtitlán; si riconoscono inoltre Quetzalcóatl che emerge da un vulcano, le piramidi del Sole e della Luna, e le principali coltivazioni, come il mais, il maguey, il tabacco, il peyote e altre ancora.
Al centro del muro è raffigurato Quetzalcóatl, rappresentato come un uomo bianco e barbuto, colui che insegnò agli uomini tutto il suo sapere: dall’agricoltura all’architettura, dall’astronomia a molte altre discipline. Secondo la leggenda, egli partì promettendo che un giorno sarebbe tornato. Per questo motivo gli Aztechi e altre culture preispaniche confusero i colonizzatori europei, anch’essi bianchi e barbuti, con il ritorno di Quetzalcóatl.
Alla destra della figura dell’uomo bianco e barbuto si trovano quattro personaggi con le braccia aperte, che potrebbero rappresentare i quattro elementi del cosmo preispanico: terra, acqua, fuoco e vento. Nella zona centrale si osservano i tamemes (portatori), intenti a trasportare i tributi riscossi. Sulla sinistra compare un prigioniero avvolto in un mantello decorato con ossa, destinato al sacrificio rituale in offerta agli dèi.
Nella parte inferiore del muro sono raffigurati guerrieri impegnati nella conquista e nel dominio di altre culture. Si distinguono le armi comunemente utilizzate: spade e asce in ossidiana, lance di legno e altri strumenti bellici. Sono inoltre rappresentati diversi mestieri: un ceramista intento a realizzare vasi, uno scultore che scolpisce una figura, un pittore che decora un recipiente, donne che ornano tessuti, un artigiano che lavora l’oro, agricoltori e altre attività quotidiane. L’insieme trasmette l’idea di un’età dell’oro, caratterizzata da armonia, creatività e prosperità.
Al centro del muro è raffigurato Quetzalcóatl, rappresentato come un uomo bianco e barbuto, colui che insegnò agli uomini tutto il suo sapere: dall’agricoltura all’architettura, dall’astronomia a molte altre discipline. Secondo la leggenda, egli partì promettendo che un giorno sarebbe tornato. Per questo motivo gli Aztechi e altre culture preispaniche confusero i colonizzatori europei, anch’essi bianchi e barbuti, con il ritorno di Quetzalcóatl.
Alla destra della figura dell’uomo bianco e barbuto si trovano quattro personaggi con le braccia aperte, che potrebbero rappresentare i quattro elementi del cosmo preispanico: terra, acqua, fuoco e vento. Nella zona centrale si osservano i tamemes (portatori), intenti a trasportare i tributi riscossi. Sulla sinistra compare un prigioniero avvolto in un mantello decorato con ossa, destinato al sacrificio rituale in offerta agli dèi.
Nella parte inferiore del muro sono raffigurati guerrieri impegnati nella conquista e nel dominio di altre culture. Si distinguono le armi comunemente utilizzate: spade e asce in ossidiana, lance di legno e altri strumenti bellici. Sono inoltre rappresentati diversi mestieri: un ceramista intento a realizzare vasi, uno scultore che scolpisce una figura, un pittore che decora un recipiente, donne che ornano tessuti, un artigiano che lavora l’oro, agricoltori e altre attività quotidiane. L’insieme trasmette l’idea di un’età dell’oro, caratterizzata da armonia, creatività e prosperità.
Muro occidentale o centraleNelle foto 10 e 11 si osservano i primi due archi dell’estrema destra del muro centrale (occidentale). L’arco di destra rappresenta l’intervento nordamericano. Sullo sfondo si distingue il Castello di Chapultepec, che in quel periodo costituiva l’ultimo baluardo della resistenza messicana. Sopra il castello campeggia l’aquila nordamericana, in atteggiamento minaccioso. La scena raffigura il 13 settembre 1847, con Nicolás Bravo impegnato nella difesa del Castello insieme ai Niños Héroes (cadetti del Collegio Militare), al Battaglione di San Blas e ai chinacos.
Nell’arco di sinistra (sempre nelle foto 10 e 11) è invece rappresentata la Guerra di Riforma. Sul lato sinistro dell’arco compaiono i Liberali, guidati da Benito Juárez, mentre sul lato destro sono raffigurati alcuni esponenti dei Conservatori, sostenitori di un potere concentrato nella Chiesa e nelle forze armate. Tra questi spicca la figura di Miguel Miramón, raffigurato con una spada spezzata, simbolo del tradimento per il suo appoggio all’impero francese. Sono presenti anche Valentín Gómez Farías, Ignacio Comonfort, José María Mata e Ponciano Arriaga, tra gli altri.
Il personaggio con grandi basette bianche rappresenta Juan Álvarez, militare che ebbe un ruolo chiave nella maggior parte dei conflitti armati del Messico indipendente. Non sono riuscito a identificare, tra i personaggi di questo episodio storico, José Santos Degollado, uno dei generali più fedeli a Benito Juárez durante la Guerra di Riforma.
Più in basso compare il presidente Antonio López de Santa Anna, raffigurato con un cero nella mano destra, sostenuto e protetto dal vescovo di Guadalajara, Pedro Espinosa y Dávalos, nel tentativo di fermare le riforme liberali.
Nell’arco di sinistra (sempre nelle foto 10 e 11) è invece rappresentata la Guerra di Riforma. Sul lato sinistro dell’arco compaiono i Liberali, guidati da Benito Juárez, mentre sul lato destro sono raffigurati alcuni esponenti dei Conservatori, sostenitori di un potere concentrato nella Chiesa e nelle forze armate. Tra questi spicca la figura di Miguel Miramón, raffigurato con una spada spezzata, simbolo del tradimento per il suo appoggio all’impero francese. Sono presenti anche Valentín Gómez Farías, Ignacio Comonfort, José María Mata e Ponciano Arriaga, tra gli altri.
Il personaggio con grandi basette bianche rappresenta Juan Álvarez, militare che ebbe un ruolo chiave nella maggior parte dei conflitti armati del Messico indipendente. Non sono riuscito a identificare, tra i personaggi di questo episodio storico, José Santos Degollado, uno dei generali più fedeli a Benito Juárez durante la Guerra di Riforma.
Più in basso compare il presidente Antonio López de Santa Anna, raffigurato con un cero nella mano destra, sostenuto e protetto dal vescovo di Guadalajara, Pedro Espinosa y Dávalos, nel tentativo di fermare le riforme liberali.
Parte inferiore del muro occidentaleNel segmento inferiore di questo muro è rappresentata non solo la conquista armata degli spagnoli su Tenochtitlán, ma anche la conquista spirituale delle popolazioni indigene attraverso l’evangelizzazione operata dai domenicani e dai francescani. Si osserva come i conquistatori costringano gli indigeni a distruggere i propri templi, a consegnare i loro tesori e a costruire i nuovi edifici coloniali, tra cui, ovviamente, il Palazzo Nazionale, raffigurato nella scena. Il cannone, i cavalli e i fucili evidenziano la netta superiorità militare dei conquistatori.
Rivera mette in evidenza, da un lato, l’ingiustizia e i maltrattamenti inflitti dai colonizzatori al popolo indigeno e, dall’altro, sottolinea l’azione di quei missionari che si fecero difensori dei diritti degli indigeni. Tra questi figurano Vasco de Quiroga, frate Bartolomé de las Casas e frate Toribio de Benavente, grandi sostenitori delle popolazioni native. Quest’ultimo è rappresentato nel frate che mostra la croce ai colonizzatori, sempre in difesa dei più deboli. Frate Toribio era conosciuto dagli indigeni con il nome di “Motolinia”, termine nahuatl che significa “colui che è povero” o “colui che soffre”.
Mentre alcuni frati difendevano gli indigeni, sulla sinistra della scena si osserva come altri religiosi chiedano alle donne indigene i loro gioielli ed esigano ulteriori tributi dagli uomini.
Nella foto 12, sotto l’arco centrale, sono invece rappresentate la Rivoluzione Messicana e l’Indipendenza.
Rivera mette in evidenza, da un lato, l’ingiustizia e i maltrattamenti inflitti dai colonizzatori al popolo indigeno e, dall’altro, sottolinea l’azione di quei missionari che si fecero difensori dei diritti degli indigeni. Tra questi figurano Vasco de Quiroga, frate Bartolomé de las Casas e frate Toribio de Benavente, grandi sostenitori delle popolazioni native. Quest’ultimo è rappresentato nel frate che mostra la croce ai colonizzatori, sempre in difesa dei più deboli. Frate Toribio era conosciuto dagli indigeni con il nome di “Motolinia”, termine nahuatl che significa “colui che è povero” o “colui che soffre”.
Mentre alcuni frati difendevano gli indigeni, sulla sinistra della scena si osserva come altri religiosi chiedano alle donne indigene i loro gioielli ed esigano ulteriori tributi dagli uomini.
Nella foto 12, sotto l’arco centrale, sono invece rappresentate la Rivoluzione Messicana e l’Indipendenza.
Parte centrale del muro occidentaleLa foto 13 schematizza il Tribunale del Santo Uffizio dell’Inquisizione, istituzione fondata nel 1478 dai Re Cattolici per mantenere l’ortodossia della fede cattolica nei loro regni. Nell’immagine si osserva l’inquisitore Juan de Mendoza durante un auto da fé. Alla sua destra compare il sacerdote spagnolo Pedro Moya de Contreras, raffigurato mentre tiene un libro aperto. Egli fu il sesto viceré della Nuova Spagna e il primo inquisitore del territorio.
Alle spalle dell’uomo che sta per essere bruciato vivo emerge la figura di frate Tomás de Torquemada, rappresentato mentre “prende la mira” con una croce, puntata contro una donna incatenata.
Alle spalle dell’uomo che sta per essere bruciato vivo emerge la figura di frate Tomás de Torquemada, rappresentato mentre “prende la mira” con una croce, puntata contro una donna incatenata.
Foto 14. Gli indigeni vengono battezzati utilizzando una pila di acqua benedetta a forma di serpente avvolto su se stesso, ricavata da una pietra proveniente da un tempio indigeno.
Parte superiore del lato sinistro del muro occidentale
Parte superiore del lato sinistro del muro occidentale
La foto 15 mostra un dettaglio dell’arco che rappresenta il Porfiriato e la Rivoluzione. In questa scena compaiono i fratelli Flores Magón, giornalisti oppositori della dittatura di Porfirio Díaz e considerati precursori della Rivoluzione messicana. È presente anche Francisco I. Madero, ideatore del Piano di San Luis, con il quale invitava il popolo a sollevarsi in armi il 20 novembre 1910 per rovesciare il governo di Porfirio Díaz.
Sul lato sinistro sono raffigurati i conservatori, protetti da Porfirio Díaz, che esibisce sul petto una serie di medaglie al merito. Compaiono inoltre Pancho Villa, Venustiano Carranza e altri protagonisti di quello che fu l’evento politico e sociale più importante del XX secolo in Messico.
Proprio al di sotto dei pozzi petroliferi sfruttati dagli stranieri è raffigurato José Guadalupe Posada, considerato il “padre artistico” di Diego Rivera e celebre per le sue incisioni e illustrazioni di critica socio-politica e di denuncia sociale nel periodo prerivoluzionario.
Sul lato sinistro sono raffigurati i conservatori, protetti da Porfirio Díaz, che esibisce sul petto una serie di medaglie al merito. Compaiono inoltre Pancho Villa, Venustiano Carranza e altri protagonisti di quello che fu l’evento politico e sociale più importante del XX secolo in Messico.
Proprio al di sotto dei pozzi petroliferi sfruttati dagli stranieri è raffigurato José Guadalupe Posada, considerato il “padre artistico” di Diego Rivera e celebre per le sue incisioni e illustrazioni di critica socio-politica e di denuncia sociale nel periodo prerivoluzionario.
Nella foto 16 si possono osservare con maggiore dettaglio le epoche rivoluzionaria e indipendentista. Nella parte superiore è illustrata la lotta per la terra e la libertà, guidata da Emiliano Zapata e Felipe Carrillo Puerto. Poco più in basso, sulla sinistra, compaiono Álvaro Obregón e Plutarco Elías Calles, figure chiave della storia del Messico post-rivoluzionario.
L’uomo alle spalle di Álvaro Obregón, con gli occhi coperti da un cappello con fascia nera, di cui si distinguono soltanto il naso e le labbra carnose, è probabilmente Luis N. Morones, leader di organizzazioni operaie, accusato di aver orchestrato un complotto per assassinare Álvaro Obregón, appena rieletto per la seconda volta presidente del Messico.
Più in basso sono raffigurate Leona Vicario, la donna di profilo sinistro, e Josefa Ortiz de Domínguez, la donna di profilo destro, entrambe tra le figure femminili più rilevanti della Guerra d’Indipendenza del Messico. Seguono Miguel Hidalgo, che in una mano regge lo stendardo con l’immagine della Vergine di Guadalupe e nell’altra una catena spezzata, allusione alle catene simboliche che legavano il Paese alla condizione coloniale. Compaiono inoltre Vicente Guerrero, Ignacio Allende, José María Morelos, Hermenegildo Galeana e Mariano Matamoros, tutti considerati eroi fondatori della patria messicana.
Al di sotto di Morelos, l’eroe con un paliacate (fazzoletto) bianco che gli copre il capo, appare un uomo dai tratti indigeni che impugna una spada ed è vestito con abiti da conquistador spagnolo. Si tratta di Martín Cortés, figlio del conquistatore del Messico Hernán Cortés, che in questa scena rappresenta il meticciato al servizio degli interessi del governo al potere.
L’uomo alle spalle di Álvaro Obregón, con gli occhi coperti da un cappello con fascia nera, di cui si distinguono soltanto il naso e le labbra carnose, è probabilmente Luis N. Morones, leader di organizzazioni operaie, accusato di aver orchestrato un complotto per assassinare Álvaro Obregón, appena rieletto per la seconda volta presidente del Messico.
Più in basso sono raffigurate Leona Vicario, la donna di profilo sinistro, e Josefa Ortiz de Domínguez, la donna di profilo destro, entrambe tra le figure femminili più rilevanti della Guerra d’Indipendenza del Messico. Seguono Miguel Hidalgo, che in una mano regge lo stendardo con l’immagine della Vergine di Guadalupe e nell’altra una catena spezzata, allusione alle catene simboliche che legavano il Paese alla condizione coloniale. Compaiono inoltre Vicente Guerrero, Ignacio Allende, José María Morelos, Hermenegildo Galeana e Mariano Matamoros, tutti considerati eroi fondatori della patria messicana.
Al di sotto di Morelos, l’eroe con un paliacate (fazzoletto) bianco che gli copre il capo, appare un uomo dai tratti indigeni che impugna una spada ed è vestito con abiti da conquistador spagnolo. Si tratta di Martín Cortés, figlio del conquistatore del Messico Hernán Cortés, che in questa scena rappresenta il meticciato al servizio degli interessi del governo al potere.
Nella foto 17 è raffigurata la scena della fucilazione di Massimiliano I del Messico, che governò il Paese tra l’aprile del 1864 e il giugno del 1867, imposto come imperatore da Napoleone III e dall’esercito francese. In alto si osserva l’aquila imperiale che fugge verso i cieli europei.
La scena rappresenta la mattina del 19 giugno 1867, sul Cerro de las Campanas, a Querétaro, quando Massimiliano d’Asburgo, Miguel Miramón e Tomás Mejía furono fucilati da un plotone di soldati repubblicani dell’esercito del generale Mariano Escobedo. Nell’immagine spiccano, come osservatori, Benito Juárez e il generale Ignacio Zaragoza.
La scena rappresenta la mattina del 19 giugno 1867, sul Cerro de las Campanas, a Querétaro, quando Massimiliano d’Asburgo, Miguel Miramón e Tomás Mejía furono fucilati da un plotone di soldati repubblicani dell’esercito del generale Mariano Escobedo. Nell’immagine spiccano, come osservatori, Benito Juárez e il generale Ignacio Zaragoza.
Muro sud (ramo sinistro della scalinata)Le foto 18, 19 e 20 mostrano il muro “sud” del cubo della scalinata, dedicato al Messico del XX secolo. In questa sezione Diego Rivera esprime la propria idea di progresso attraverso la trasformazione della società capitalista dell’epoca in una società socialista. L’artista presuppone una rivoluzione in cui contadini e operai lottano contro la proprietà privata dei mezzi di produzione, concentrata nelle mani della borghesia messicana e degli stranieri.
In questo murale Rivera afferma la convinzione che l’istruzione debba essere obbligatoria per tutti i cittadini, indipendentemente dal loro ceto sociale, considerandola un elemento fondamentale per la trasformazione intellettuale della popolazione e per una migliore difesa contro la dominazione e l’arretratezza attribuite all’influenza della Chiesa cattolica. Diego Rivera era convinto della necessità di adottare il modello marxista elaborato da Lenin, in un periodo storico in cui le democrazie capitaliste occidentali producevano, a suo avviso, un’economia incontrollata e antisociale.
Nella parte inferiore della foto 19 si riconoscono la Basilica di Guadalupe, il fanatismo religioso e le offerte dei più poveri alla Chiesa. Ancora più in basso sono raffigurate Frida Kahlo, moglie di Diego Rivera, e sua sorella Cristina, intente a insegnare ai bambini i diritti umani, affinché possano difendersi dalle ingiustizie sociali.
In questo murale Rivera afferma la convinzione che l’istruzione debba essere obbligatoria per tutti i cittadini, indipendentemente dal loro ceto sociale, considerandola un elemento fondamentale per la trasformazione intellettuale della popolazione e per una migliore difesa contro la dominazione e l’arretratezza attribuite all’influenza della Chiesa cattolica. Diego Rivera era convinto della necessità di adottare il modello marxista elaborato da Lenin, in un periodo storico in cui le democrazie capitaliste occidentali producevano, a suo avviso, un’economia incontrollata e antisociale.
Nella parte inferiore della foto 19 si riconoscono la Basilica di Guadalupe, il fanatismo religioso e le offerte dei più poveri alla Chiesa. Ancora più in basso sono raffigurate Frida Kahlo, moglie di Diego Rivera, e sua sorella Cristina, intente a insegnare ai bambini i diritti umani, affinché possano difendersi dalle ingiustizie sociali.
Nella foto 20 si osserva con maggiore dettaglio la falce e il martello (☭), simbolo che rappresenta l’unione dei lavoratori. Nella parte superiore del murale compare Karl Marx, che regge un cartello nel quale afferma la necessità di costruire una nuova società dal futuro utopico, basata sulle sue teorie comuniste, secondo cui tutte le società avanzano attraverso la lotta di classe. Nel disegno Marx indica a un contadino, a un operaio e a un militare l’uguaglianza garantita da uno Stato socialista al servizio del popolo.
Al di sotto di Marx, Rivera raffigura quelli che considera i “villain” della società: ecclesiastici corrotti, militari e capitalisti senza scrupoli. Sulla sinistra sono rappresentati imprenditori che comunicano tra loro e controllano la macchina della borsa valori; sopra questa cabina compare un simbolo nazista accanto al segno del dollaro. Poco più in basso, tra imprenditori nordamericani e membri dell’alta società, si distingue un sacerdote corrotto che tiene un rosario in una mano mentre con l’altra accarezza una donna quasi nuda che lo bacia e lo blandisce. Nella cabina di destra è raffigurato un “triumvirato profano”, rappresentato da Plutarco Elías Calles, affiancato da un generale che sembra parlare al telefono e da un vescovo.
Sulla destra si riconosce un leader sindacale che organizza la lotta degli operai per il diritto di sciopero e per il miglioramento delle condizioni di lavoro; al di sotto di questo comizio di protesta, la polizia antisommossa disperde violentemente una manifestazione.
Nella parte sinistra del murale si distinguono osservatori scientifici, fabbriche e campi coltivati, simboli del progresso scientifico e tecnologico del Paese, così come concepito nel pensiero di Diego Rivera.
Conclusione
Diego Rivera reinterpretò la storia da una prospettiva nazionalista e rivoluzionaria. Oltre a esprimere idee di grande forza nei suoi murales, fu un innovatore perché seppe unire per primo arte e politica, creando un potente messaggio sociale. Dipinse la storia per recuperare la memoria collettiva e, al tempo stesso, contribuì a costruire la grande stagione del muralismo, movimento artistico nato in Messico all’inizio del XX secolo.
Ogni murale svela misteri nascosti e richiede ore di attenta osservazione per cogliere le molteplici narrazioni che affascinano lo spettatore: racconti e leggende che testimoniano usi, costumi e tradizioni mai perduti e che restituiscono la ricchezza del nostro passato.
Indipendentemente dalle idee politiche di Diego Rivera, la sua opera artistica rimane unica al mondo. I lavori del maestro messicano rivelano una creatività infinita e costruiscono un universo visivo di straordinaria ricchezza cromatica, capace di incantare chiunque si soffermi a contemplarli. La sua abilità pittorica crea armonia attraverso il colore, contrastando il grigiore degli spazi interni dei corridoi e dei cortili del magnifico Palazzo Nazionale. I personaggi sono immediatamente riconoscibili grazie alla straordinaria somiglianza dei loro volti con quelli che conosciamo dai libri di storia.
Rivera non dipinse soltanto i muri della scalinata: realizzò anche altre opere nei corridoi del secondo piano, che meritano un’analisi a parte. Di queste ci occuperemo in un’altra occasione.
Per ora, cari lettori, vi ringrazio per la vostra gentile attenzione. Alla prossima.
Al di sotto di Marx, Rivera raffigura quelli che considera i “villain” della società: ecclesiastici corrotti, militari e capitalisti senza scrupoli. Sulla sinistra sono rappresentati imprenditori che comunicano tra loro e controllano la macchina della borsa valori; sopra questa cabina compare un simbolo nazista accanto al segno del dollaro. Poco più in basso, tra imprenditori nordamericani e membri dell’alta società, si distingue un sacerdote corrotto che tiene un rosario in una mano mentre con l’altra accarezza una donna quasi nuda che lo bacia e lo blandisce. Nella cabina di destra è raffigurato un “triumvirato profano”, rappresentato da Plutarco Elías Calles, affiancato da un generale che sembra parlare al telefono e da un vescovo.
Sulla destra si riconosce un leader sindacale che organizza la lotta degli operai per il diritto di sciopero e per il miglioramento delle condizioni di lavoro; al di sotto di questo comizio di protesta, la polizia antisommossa disperde violentemente una manifestazione.
Nella parte sinistra del murale si distinguono osservatori scientifici, fabbriche e campi coltivati, simboli del progresso scientifico e tecnologico del Paese, così come concepito nel pensiero di Diego Rivera.
Conclusione
Diego Rivera reinterpretò la storia da una prospettiva nazionalista e rivoluzionaria. Oltre a esprimere idee di grande forza nei suoi murales, fu un innovatore perché seppe unire per primo arte e politica, creando un potente messaggio sociale. Dipinse la storia per recuperare la memoria collettiva e, al tempo stesso, contribuì a costruire la grande stagione del muralismo, movimento artistico nato in Messico all’inizio del XX secolo.
Ogni murale svela misteri nascosti e richiede ore di attenta osservazione per cogliere le molteplici narrazioni che affascinano lo spettatore: racconti e leggende che testimoniano usi, costumi e tradizioni mai perduti e che restituiscono la ricchezza del nostro passato.
Indipendentemente dalle idee politiche di Diego Rivera, la sua opera artistica rimane unica al mondo. I lavori del maestro messicano rivelano una creatività infinita e costruiscono un universo visivo di straordinaria ricchezza cromatica, capace di incantare chiunque si soffermi a contemplarli. La sua abilità pittorica crea armonia attraverso il colore, contrastando il grigiore degli spazi interni dei corridoi e dei cortili del magnifico Palazzo Nazionale. I personaggi sono immediatamente riconoscibili grazie alla straordinaria somiglianza dei loro volti con quelli che conosciamo dai libri di storia.
Rivera non dipinse soltanto i muri della scalinata: realizzò anche altre opere nei corridoi del secondo piano, che meritano un’analisi a parte. Di queste ci occuperemo in un’altra occasione.
Per ora, cari lettori, vi ringrazio per la vostra gentile attenzione. Alla prossima.