La Giganta
Articolo pubblicato da Emi Mendoza sulla rivista El Pollo Urbano (elpollourbano.es), n. 200 di dicembre 2020
Cari lettori, questa volta desidero parlarvi della mega-scultura “La Giganta”, una delle numerose opere d’arte realizzate nel secolo scorso da José Luis Cuevas, grande artista plastico messicano.
José Luis Cuevas fu un pittore, disegnatore, scrittore, incisore, scultore e illustratore messicano, nato negli anni Trenta a Città del Messico. Studiò presso la Escuela Nacional de Pintura, Escultura y Grabado “La Esmeralda”, oggi istituto universitario appartenente all’Instituto Nacional de Bellas Artes.
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Cuevas divenne un artista di grande talento che, con orgoglio, manifestava un’alta considerazione di sé e un forte desiderio di essere ammirato e riconosciuto. Questo marcato narcisismo lo portò a fotografarsi ogni giorno a partire dal 1955.
José Luis Cuevas partecipò alla nascita dell’arte moderna in Messico. Con il tempo sviluppò uno stile inconfondibile, caratterizzato da dipinti e sculture che raffigurano figure e ritratti deformati o sproporzionati. Con il sostegno del governo e di capitali privati, fondò un museo a lui dedicato nell’antico monastero di Santa Inés, nel centro storico di Città del Messico. Il Museo José Luis Cuevas fu inaugurato nel 1992 e ospita parte della vasta collezione personale dell’artista, oltre a numerose opere di autori provenienti da tutto il mondo. Il cortile coperto del museo è dominato dall’imponente scultura La Giganta, una delle sue opere più rappresentative, creata appositamente per questo spazio. L’artista si è spento nel luglio del 2017 a Città del Messico. |
Una gigantesca opera d’arte
José Luis Cuevas realizzò La Giganta in bronzo: misura 8 metri di altezza e pesa circa 8 tonnellate. La parte frontale dell’imponente scultura presenta tratti femminili e il volto esatto della modella (ancora oggi sconosciuta) che posò per l’artista a condizione che la sua identità non fosse rivelata.
La parte posteriore della figura, invece, mostra forme maschili con muscoli ben definiti. Il retro costituisce un autoritratto del corpo dell’artista stesso: una combinazione che, secondo Cuevas, armonizza la dualità sessuale. L’opera esprime, in qualche modo, il concetto di emancipazione femminile. Simboleggia la rottura di vincoli rappresentati da un indumento trasparente lacerato, liberando braccia e gambe e dando forma alla liberazione della donna da una parte consistente dell’oppressione esercitata dal patriarcato. Secondo l’artista, per la sua creazione si ispirò a due celebri poesie: La Gigante di Baudelaire e La Giganta del poeta veracruzano Salvador Díaz Mirón.
La parte posteriore della figura, invece, mostra forme maschili con muscoli ben definiti. Il retro costituisce un autoritratto del corpo dell’artista stesso: una combinazione che, secondo Cuevas, armonizza la dualità sessuale. L’opera esprime, in qualche modo, il concetto di emancipazione femminile. Simboleggia la rottura di vincoli rappresentati da un indumento trasparente lacerato, liberando braccia e gambe e dando forma alla liberazione della donna da una parte consistente dell’oppressione esercitata dal patriarcato. Secondo l’artista, per la sua creazione si ispirò a due celebri poesie: La Gigante di Baudelaire e La Giganta del poeta veracruzano Salvador Díaz Mirón.
Cuevas sfidò il movimento muralista messicano
José Luis Cuevas fu membro della cosiddetta “Generazione della Rottura”, ovvero quel gruppo di artisti messicani e stranieri residenti in Messico che si opposero alla corrente del muralismo messicano della prima metà del secolo scorso.
A partire dagli anni Cinquanta, questo movimento reagì contro quella che considerava una forza inibitrice dello sviluppo dell’arte messicana, rappresentata dai grandi muralisti come David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e José Clemente Orozco, protagonisti del muralismo divenuto corrente artistica egemone in Messico fin dallo scoppio della Rivoluzione del 1910.
Il maestro Cuevas fu tra i primi a contrastare apertamente quella tendenza, proponendo opere di grandi dimensioni. Il tema delle sculture monumentali divenne per lui quasi un’ossessione, probabilmente anche per questo motivo.
Secondo Cuevas, l’importanza dei murales veniva misurata in base ai metri quadrati di superficie dipinta, piuttosto che al valore artistico dell’opera stessa. Egli sentiva il bisogno di superarli.
A partire dagli anni Cinquanta, questo movimento reagì contro quella che considerava una forza inibitrice dello sviluppo dell’arte messicana, rappresentata dai grandi muralisti come David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e José Clemente Orozco, protagonisti del muralismo divenuto corrente artistica egemone in Messico fin dallo scoppio della Rivoluzione del 1910.
Il maestro Cuevas fu tra i primi a contrastare apertamente quella tendenza, proponendo opere di grandi dimensioni. Il tema delle sculture monumentali divenne per lui quasi un’ossessione, probabilmente anche per questo motivo.
Secondo Cuevas, l’importanza dei murales veniva misurata in base ai metri quadrati di superficie dipinta, piuttosto che al valore artistico dell’opera stessa. Egli sentiva il bisogno di superarli.